giovedì 15 maggio 2014

Lettera aperta all'assessore Gabellini

Qualche settimana fa è uscita su alcune testate locali, tra le quali il Corriere di Bologna , la notizia che il Comune ha in programma l'abbattimento di 300/400 alberi. Pubblichiamo qui la lettera aperta che Terra di Nettuno ha redatto come reazione alle affermazioni dell'assessore all'ambiente Patrizia Gabellini. 
Gentile Assessore Gabellini, come tanti altri cittadini abbiamo letto l'articolo pubblicato sul Corriere di Bologna.
Noi non abbiamo l'abitudine di incatenarci agli alberi, di protestare sì, quando lo riteniamo opportuno e quando teniamo non siano condivise con la cittadinanza le motivazioni delle scelte politiche. Lo abbiamo fatto per Piazza Minghetti, penso ne abbia sentito parlare. Forse anche quelli erano alberi che i "botanici" hanno ritenuto da sostituire. A noi non sembravano in cattive condizioni. Addirittura a noi sembra che il microclima della piazza fosse migliore prima, con una maggiore superficie a verde, più ombra d'estate più CO2 assorbita.
Le piante ammalate vanno sostituite perchè pericolose, concordiamo con lei. Purtroppo tante volte gli alberi si ammalano a causa delle scriteriate potature a cui sono sottoposti, a causa della brutta abitudine di asfaltare o impermeabilizzare il terreno nella zona dell'apparato radicale, per i lavori fatti durante la stagione vegetativa che mettono a nudo l'apparato radicale o, come spesso succede, le radici vengono tagliate. Poi gli alberi cadono. Ci pare naturale conseguenza della scarsa attenzione a loro rivolta. Anche se, le dobbiamo confessare, riteniamo che i danni causati dagli alberi, soprattutto se fossero trattati con rispetto, non siano maggiori di quelli causati dalle cattive condizioni del manto stradale.
Se volesse fare sua la trasparenza istituzionale che dovrebbe contraddistinguere una Pubblica Amministrazione perchè non diffondere un report consultabile al pubblico contenete foto, locazione, motivi dell'abbattimento, tempi e essenza con il quale verrà sostituito l'albero. Come è stata fatta la stima relativa a 300 o 400 alberi? Riguarda tutta la città o è limitata al centro storico?
A proposito di cambiamento climatico sarà consapevole che un taglio improvviso delle specie arboree aumenterebbe gli effetti nocivi del cambiamento climatico, come, ad esempio, le isole di calore. Inoltre, come lei ben saprà, una pianta adulta fissa molta più CO2 di una pianta giovane. Dalle sue dichiarazioni traspare l'ipotesi dell'abbattimento graduale in relazione alle sole questioni economiche e di opinione pubblica. Ci teniamo a sottolineare che, valutati i diversi casi, l'approccio graduale è da attuarsi anche all'interno della stessa area in cui si presentano più alberi da sostituire.
Un accenno, infine, al ribasso del bando pubblico di affidamento. Ma sarà un vero risparmio? O succederà come sta succedendo con la gestione del verde attuale? Le capita di camminare per la città e vedere come vengono potati gli alberi? Ha notato che spesso gli alberi impiantati negli ultimi anni sono moribondi o ammalati? Si è chiesta il perchè?
Gentile Assessore, noi, e tutti gli abitanti di Bologna che hanno a cuore la città e l'ambiente, sono pronti al dialogo e allo scambio di opinioni.
Siamo anche pronti alla protesta che, le rammentiamo, è, fortunatamente, ancora consentita.
Distinti saluti.
Terra di Nettuno - (Guerrilla Gardening Bologna)

martedì 26 novembre 2013

Il manifesto di Terra di Nettuno

Terra di Nettuno è nata nella primavera del 2011. I primi anni ci sono serviti a sedimentare un'esperienza pratica ma anche ideale: siamo convint* che l'azione trovi senso nei principi che la muovono, perché è da essi che dipende come si fanno le cose.
Nel raduno del maggio 2013 e in alcune discussioni on line con altri attivisti abbiamo appreso che, com'è naturale, esistono opinioni diverse su cosa sia il guerrilla gardening e su come debba essere praticato: questo manifesto ha lo scopo di esplicitare quali sono i principi che ispirano le azioni del nostro collettivo.


- Per TdN fare guerrilla gardening è fare politica. Riteniamo che il verde pubblico sia un diritto, non un accessorio decorativo. I parchi e le aree verdi residuali tra gli edifici sono gli unici spazi pubblici non dominati dalle logiche commerciali: per sostare non si deve consumare e per entrare non si paga alcun biglietto. La gestione urbanistica delle città italiane, dopo anni di sfruttamento millimetrico dello spazio da parte delle amministrazioni comunali, consegna alla popolazione degli agglomerati di cemento e asfalto al limite dell'inabitabilità. Con le nostre azioni protestiamo contro la cementificazione delle aree urbane, per presidiare i pochi ritagli di verde ancora presenti e combattere l'ottusa corsa all'edificazione.
- Tdn è una rete aperta. Non serve avere una tessera per essere un nettuniano, non siamo una associazione. Prendiamo le decisioni in assemblea, che viene convocata periodicamente e alla quale partecipano tutt*, senza distinzioni gerarchiche né ruoli prestabiliti. Alle decisioni si perviene con il metodo del consenso: ogni decisione è il punto finale in un processo di avvicinamento di posizioni distinte. La nostra rete è aperta rispetto alle altre realtà del territorio che perseguono obiettivi affini ai nostri (citiamo in ordine sparso: TPO, XM24, Il b.u.c.o., il Cassero, Gramigna, Urban ResistDance, ….).
- TdN rifiuta ogni tipo di sponsorizzazione e non partecipa ad iniziative sostenute - con denaro o con patrocinio non oneroso - da sponsor, siano essi pubblici o privati. Accogliamo con piacere donazioni di piante e materiale, a patto che il donatore accetti di restare anonimo. Ciò significa che non facciamo ringraziamenti pubblici, né tramite cartelli nelle aree d'azione, né sui social network o sul blog. Proteggiamo così la nostra indipendenza e la natura non commerciale delle aree dove agiamo. Inoltre, e non secondariamente, non abbiamo intenzione di incentivare il consumismo.
- TdN pratica l'autoproduzione e il recupero. Le piante che mettiamo a dimora sono per la maggior parte recuperate dagli scarti della distribuzione commerciale, altrimenti destinate allo smaltimento. Per la costruzione di panchine e altri oggetti di arredo urbano che posizioniamo nelle aree d'azione impieghiamo materiale di recupero. Anche questo aspetto si lega al rifiuto dell'abitudine al consumo per il consumo: per noi è più salutare, utile e anche più divertente rimboccarsi le maniche e fare da sé. Con poco si può fare molto, per il resto, per acquistare alcuni tipi di piante, attrezzi e terra, TdN fa autofinanziamento tramite offerta libera.
- TdN impiega preferibilmente piante rustiche. Vogliamo dare un segnale affinché si diffonda un nuovo modo di fare giardinaggio pubblico e privato, che tenga conto non solo della resa estetica ma anche delle condizioni climatiche che stanno velocemente inasprendosi. Estati e autunni con poche e concentrate precipitazioni costringono infatti a copiose annaffiature delle aree verdi non progettate adeguatamente (ad esempio, aiuole e rotonde con prati all'inglese); allo stesso modo, inverni molto rigidi riducono la gamma delle piante adatte alla città. Per questo nella scelta delle piante prediligiamo essenze che siano resistenti tanto alla siccità quanto al gelo invernale.
- TdN rispetta le piante spontanee: non hanno meno diritto di cittadinanza nelle aree verdi rispetto a quelle che ci vogliamo mettere noi. Le famigerate “erbacce”, il muschio e altre piante sono spesso l'unica tenace forma di natura presente in città. Le piante spontanee garantiscono una elevata biodiversità, sono rifugio di insetti utili, preparano il terreno a ecosistemi più complessi. Un terreno senza piante spontanee è un terreno morto.
- TdN rispetta la terra: miriamo alla rieducazione ai cicli naturali, alla stagionalità e all'attesa.
- TdN chiama a raccolta le/gli abitanti dei quartieri. Non vogliamo mostrare la nostra bravura, ma coinvolgere quante più persone possibili nella nostra azione. Per questo i nostri interventi si svolgono di giorno, in un'atmosfera festosa. Cerchiamo di costruire una nuova cultura dell'abitare in città, che non deve necessariamente essere una sopravvivenza nella “giungla d'asfalto”. Il futuro che immaginiamo è fatto di magnifiche città-giardino: pulite, lussureggianti e ospitali. Immaginiamo troppo? E' per questo che dobbiamo essere in tant*. E comunque, sta già succedendo.